Avvenire ha dedicato spazio alla 30ª edizione del Master GIS, raccontando la nostra storia e l’evoluzione del percorso formativo.
Un importante riconoscimento che conferma il valore del Master GIS nella formazione dei futuri manager delle imprese sociali.
Imparare a fare impresa sociale, si può. È da tre decenni la missione del master Gis, la scuola che forma i manager del terzo settore sui temi economici, giuridici e sociali legati alla gestione e alla crescita del comparto. Un traguardo di longevità incoraggiante per il percorso post-laurea ideato dall’economista pioniere degli studi sull’economia sociale Carlo Borzaga, con l’obiettivo di creare un’accademia di sviluppo e innovazione su questo fronte.
Dal 2008, il corso è curato e promosso da Euricse – l’istituto europeo di ricerca sull’impresa cooperativa e sociale fondato dallo stesso Borzaga – in collaborazione con l’università di Trento. Questi ultimi anni di sperimentazione hanno segnato un’evoluzione nella didattica, nelle relazioni e nei modelli proposti, per trasformare il Gis in una comunità di riferimento. Fra gli iscritti, ad ogni edizione, ci sono laureati, operatori di cooperative e professionisti provenienti da diversi ambiti, con l’ambizione di lavorare a vario titolo nel mondo dell’economia sociale. Cinquecento sono quelli già formati e attivi oggi in tutta Italia.
«Oggi più che mai questo settore ha bisogno di riscoprire la propria essenza – spiega la direttrice del Gis, Francesca Forno – fondata su giustizia, cooperazione e radicamento nei territori, ma allo stesso tempo deve rafforzarsi per affrontare le sfide del nostro tempo. Nella sua storia, il master in gestione delle imprese sociali ha saputo favorire l’incontro tra esperienze consolidate e realtà emergenti, creando uno spazio di scambio che ha rinnovato saperi, pratiche e visioni».
La via è quella della multidisciplinarietà, con un itinerario articolato in sei moduli formativi (per un totale di 168 ore di lezione in modalità mista fra online e presenza a Trento, così da permettere la partecipazione a corsisti da tutto il Paese) nel quale temi come governance, sostenibilità, nuove pratiche collaborative, rendicontazione e progettazione si intrecciano.
« È più di un corso di studi perché vuole formare professionisti in grado di rigenerare legami, creare impatto e immaginare nuove strade di sviluppo sostenibile e solidale» dichiara Forno.
Direttori, manager, coordinatori e consulenti negli enti del terzo settore sono i profili a cui il Gis prepara i suoi studenti, anche attraverso un tirocinio formativo da svolgere in una delle oltre cento organizzazioni partner, un sistema di borse di studio e un progetto finale da sviluppare con il supporto di tutor accademici e professionisti sul campo. Grazie a questo modello, dicono i responsabili, oltre il 90% dei diplomati trova lavoro e la maggior parte ci riesce entro sei mesi dalla conclusione del percorso o migliorala propria posizione.
L’apertura delle iscrizioni, in vista della trentesima edizione che partirà a marzo 2026, è per Euricse anche l’occasione di un bilancio sui traguardi raggiunti e le prospettive future del suo ecosistema, nel quale ricerca e formazione si alimentano a vicenda.
«Dall’intuizione di Borzaga- afferma la presidente di Euricse, Paola Iamiceli – è nato un percorso che ha saputo coniugare rigore accademico e connessione con la realtà, costruendo una comunità aperta al cambiamento».
Il cambiamento è d’altronde il faro di un mondo, quello dell’economia sociale, in cerca di costante equilibrio fra sfide e opportunità. E il Gis è il laboratorio dove si prova a sperimentarlo secondo «un rapporto di scambio reciproco: la ricerca di base diventa contenuto per la formazione e trae nutrimento dall’attività formativa. È questa la visione che vogliamo rafforzare nell’agenda del prossimo triennio, interrogandoci su temi come l’esigenza di sviluppare un nuovo sistema di competenze per l’impresa sociale, la transizione ecologica e digitale e una sostenibilità che integri innovazione e giustizia sociale » continua Iamiceli. Euricse è diventato negli anni un punto di riferimento internazionale su questi fronti, che, tramite il contatto e la collaborazione con le istituzioni europee, può giocare un ruolo strategico anche nella definizione di nuove politiche per il comparto. Legate al welfare, alla creazione di nuove sinergie fra attori del sociale, del terzo settore e amministrazioni pubbliche, alla cooperazione con le imprese tradizionali e allo sviluppo dei programmi formativi.
Proprio su quest’ultimo proposito si concentrano i prossimi obiettivi del Gis: «Le trasformazioni in atto – chiarisce ancora la presidente – richiedono percorsi interdisciplinari e attenti a coniugare profili tecnico-economici e socio-economici con profili valoriali. Su questo è necessario investire molto, partendo non solo dalla formazione universitaria e post-universitaria, ma già da quella scolastica». Alla base di ogni modello di impresa sociale, da quelli tradizionali alle cosiddette comunità «intraprendenti» fondate su pratiche di sviluppo sostenibile promosse dai cittadini stessi, c’è una cornice di valori saldi che convive con i processi di evoluzione. Solidarietà, equità e l’importanza dei territori.
«L’innovazione è in continuo movimento – conclude – ma il perimetro e le finalità in cui si muove restano immutati. La capacità di saper leggere dal basso i bisogni del proprio contesto sociale va valorizzata, perché permette di dialogare con le amministrazioni che di quei bisogni si occupano».
FONTE: Avvenire – L’Economia Civile, articolo di Ginevra Gori, 12 novembre 2025